AMPLIFICATORI
CONTENUTI
PAGINA |
PREMESSA |
La
Potenza |
Combo
o Head? |
Valvole
o transistors |
Diametro
degli altoparlanti |
Effetti
si .... effetti no? |
Stereo? |
Loop
effetti |
I
Canali |
|
|
PREMESSA
Questa
sezione è dedicata alle caratteristiche dell’ "Amplificatore
per chitarra".
L'obiettivo è quello di ragionare sulle caratteristiche di
questa apparecchiatura e, indirettamente, di aiutare il chitarrista
che si sta accingendo all'acquisto di un Ampli.
E'
nato prima l'uovo o la gallina??
Sono secoli che l'uomo cerca una risposta a questa domanda ed il
caso di "Chitarra e Amplificatore" è similare.
Un bel giorno un omino ha deciso di inventare un amplificatore di
bassa frequenza e non sapendo cosa attaccarci ha inventato la chitarra
elettrica.....No, anzi....il signor Fender Leo una volta ha inventato
una chitarra elettrica completa di PU a bobina e potenziometri volume/tono...poi
si è accorto che non suonava e ha inventato un amplificatore....boh
...
Dopo questa stravagante e forse inadeguata analogia, lasciamo da
parte gli scherzi. La chitarra e l'amplificatore sono indispensabili
l'un l'altro. L'amplificatore per chitarra è determinante
per dare vita allo strumento "chitarra elettrica". Un
concetto scontato, ma efficace.
La
storia vede nascere i primi amplificatori valvolari per chitarra
nei primi anni '50, congiuntamente alla nascita della prima chitarra
elettrica. Allora le valvole erano l'unica tecnologia disponibile
per amplificare un segnale elettrico di bassa frequenza. I tecnici,
pionieri nell'amplificazione della chitarra, crearono così
questi scatolotti collocando insieme all'amplificatore di bassa
frequenza un altoparlante e una serie di controlli di volume e di
toni. La forma di tali amplificatori è entrata nella leggenda
e ancora oggi è unica.
All'inizio
si trattava di unità complesse e rumorose che comunque facevano
dignitosamente il loro mestiere. In seguito i circuiti, pur mantenendo
la tecnologia valvolare, sono stati ottimizzati e sono spariti i
rumori di fondo, i disturbi di rete, etc…etc…
Con il passare del tempo le tecnologie sono cambiate e l'avvento
del transistor ha portato alla creazione di una nuova famiglia di
amplificatori detti a Stato Solido. Gli amplificatori a transistor,
gioia e dolore dell'amplificazione per chitarra, si sono immediatamente
ritagliati una fetta di mercato, in particolar modo quella relegata
agli amplificatori di fascia "economica". Questa tecnologia,
infatti, permette ai costruttori di mantenere basso il "prezzo-per-watt"
grazie a costi di costruzione molto ridotti. Come spesso succede,
però, il mercato non ha accettato di buon grado questa nuova
tecnologia: gli amplificatori a stato solido risultano, infatti,
particolarmente impersonali nelle sonorità. Pur essendo degli
ottimi amplificatori, tranquillamente definibili HI-FI (in Alta
Fedeltà), non sono riusciti ad eguagliare le stratosferiche
sonorità valvolari.
Gli amplificatori valvolari, infatti, hanno una sonorità
molto più calda e... "presente". L'effetto di "compressione"
naturale degli amplificatori valvolari risulta ciò che di
più bello che si possa desiderare da un amplificatore per
chitarra. Elettronicamente l'amplificazione valvolare permette di
accentuare notevolmente tutte le armoniche dello strumento e la
dinamica del nostro tocco sulle corde. Sembra la tecnologia perfetta
per uno strumento come la chitarra, notoriamente ricca di armoniche.
Ad
oggi queste due tecnologie (quella valvolare e quella a transistor)
sono le uniche utilizzate per l'amplificazione della chitarra elettrica.
L'amplificazione valvolare è rimasta il riferimento primario
e da tecnologia obsoleta si è trasformata in tecnologia sopraffina.
La dimostrazione è che, anche le più recenti tecnologie
digitali di modelling con la successiva amplificazione a stato solido
(ne parleremo più avanti), hanno spesso, come obiettivo,
quello di imitare la freschezza e le sonorità dell'amplificazione
valvolare.
Recentemente
i progettisti hanno aguzzato l'ingegno con l'intento di creare un
nuova tecnologia per colmare un "buco commerciale". In
commercio, infatti, si possono trovare senza problemi "piccoli"
amplificatori a transistor ad un costo contenuto e amplificatori
valvolari ad un costo solitamente molto alto. La richiesta di amplificatori
valvolari ad un costo intermedio perciò è molto alta.
Non potendo ridurre i prezzi degli ampli interamente valvolari,
i progettisti hanno pensato di creare degli amplificatori a tecnologia
"IBRIDA".
Questa "nuova tecnologia" ci permette di ottenere delle
sonorità finali molto simili a quelle valvolari utilizzando
in minima parte i suoi circuiti. Lo stadio di preamplificazione
(composto solitamente da 1 o 2 valvole preamplificatrici) "scalda
il suono" che poi viene trasmesso allo stadio di amplificazione
finale a transistor. Il risultato è un suono caldo e ricco
di armoniche, decisamente simile a quello ottenuto con una circuiteria
interamente valvolare (solitamente composto da più di 5 valvole).
Una sola attenzione: se intendiamo acquistare un amplificatore valvolare
non ci lasciamo ingannare dalla scritta ValveState o TransTube (giusto
per fare qualche nome) sulla facciata. Un amplificatore con circuito
interamente valvolare è un'altra cosa sia in termini musicali
che, PURTROPPO, in termini.....economici!
Dopo
questo doveroso preambolo storico/tecnico sull'argomento "Amplificatore
per Chitarra" procediamo per lo scopo di questa sezione: ragionare
su tutte le caratteristiche di un amplificatore per chitarra (sia
esso valvolare o a stato solido) come la potenza, il numero di altoparlanti,
gli effect loop, etc...etc…
Di
seguito affrontiamo queste caratteristiche singolarmente per approfondire
questi concetti e aiutare l'utente nella scelta e nell'acquisto
di un ampli.
LA
POTENZA
La
potenza dell'amplificatore, a prescindere dalla tecnologia utilizzata,
è una caratteristica molto importante.
Amplificatori con potenze fino a 20w, sono solitamente insufficienti
per ottenere un suono adeguato ad occasioni live o "professionali"
(anche se mi è capitato di suonare in concerto con il mio
Fenderino da 15w microfonato).
Il segnale in uscita dagli altoparlanti di questi ampli, anche se
di qualità, è spesso privo di carattere e di armoniche.
Questi piccoli Ampli sono utilizzati prevalentemente per lo studio
e per le applicazioni casalinghe (Home). Io utilizzo il mio vecchio
Fenderino da 15w vicino al letto...quando voglio esercitarmi comodamente
sdraiato o prima di dormire.
Superati i 20w (che io considero la soglia "limite") ci
affacciamo sul mondo dei prodotti professionali (e semiprofessionali).
Nella fascia di questi amplificatori la potenza finale del dispositivo
comincia a diventare superflua.
Ci può tranquillamente capitare di leggere che, canzoni di
artisti molto famosi, siano state incise con amplificatori di 30w
(sempre microfonati).
Addirittura, amplificatori troppo potenti potrebbero risultare inutilizzabili.
Mi spiego meglio. Le caratteristiche/qualità "dinamiche"
di alcuni amplificatori (soprattutto valvolari) emergono solo quando
l'amplificatore lavora a volumi alti. Questo significa che se vogliamo
sfruttare adeguatamente un Peavey 5050 dobbiamo alzare il volume
al 50/60 % (se non di più). Spesso, in un appartamento, potrebbe
risultare impossibile arrivare a quei livelli di decibel senza scatenare
risse con vicini, interventi delle forze dell'ordine o altro.
Esistono anche dispositivi che, collegati all'ampli, ci permettono,
per esempio, di suonare con il finale al 80% ma con un volume basso.
L'effetto finale non è però dei migliori (il "VolumeaPalla!"
è un'altra cosa).
In
conclusione, parlando dell'argomento "Potenza", si evince
che non sono necessari 150W per ottenere un buon suono. Certo è
che, potendolo fare, una potenza elevata ci permette di scoprire
alcune sonorità uniche dell'insieme chitarra/amplificatore
(feedback, armoniche, etc).
In conclusione: Decibel è bello!!!!
Personalmente ancora sogno di poter suonare nella mia dimora un
bell'ampli da 150W con il volume a palla, ma mi è impossibile:
nell’attesa mi sfogo solo in sala o in occasioni live.
Valutare
bene la potenza, nell'acquisto di un Ampli: se si intende utilizzarlo
in casa (ed abitate in città) vi consiglio di non superare
i 30/50W.
COMBO
O HEAD ?
Il
termine Combo sta ad indicare quegli amplificatori "stand alone"
dove, amplificatore finale ed altoparlanti, sono in un unico box.
I combo possono essere indifferentemente valvolari o a stato solido
(transistor).
Indubbiamente si tratta delle unità più diffuse in
commercio: sono comodi per il trasporto e per la posizionabilità
e hanno una timbrica unica. Il "limite" di un ampli Combo
è rappresentato dal numero di altoparlanti applicati in uscita
al finale di potenza. Se acquistiamo un ampli combo con un singolo
altoparlante da 10 pollici, per esempio, saremo vincolati a questa
caratteristica finché intenderemo utilizzare il nostro amplificatore.Gli
amplificatori Combo sono solitamente dotati di uno o due altoparlanti,
senza possibilità di modifica.
Una
riflessione "elementare": i Combo con 2 altoparlanti non
sono sempre STEREO... Il segnale che arriva ai 2 altoparlanti è
lo stesso. La scelta di un Combo con due altoparlanti è soggettiva.
Pro: un suono più ricco e più presente. Contro: è
più grande e più scomodo da trasportare! In occasioni
live, dove servirà di amplificare la nostra chitarra mediante
un solo microfono, l'amplificatore "twin" potrebbe non
avere senso.
Qui
entrano in gioco gli amplificatori "a testata".
Si tratta di amplificatori composti dalla sola testata di amplificazione,
priva di altoparlanti. Gli altoparlanti (CABINET), che possono essere
acquistati separatamente in diverse configurazioni, devono essere
connessi sul pannello posteriore della testata mediante gli appositi
cavi di collegamento.
Anche la scelta dell'ampli a testata è soggettiva e viene
fatta per ottenere quelle sonorità uniche offerte da amplificatori
"multi-altoparlante" (solitamente 4).
Commercializzare un Combo con 4 altoparlanti, infatti, sarebbe impossibile
e le dimensioni dello chassis sarebbero colossali.
Vi immaginate un combo alto 1 metro e 80??? Ci vorrebbe una gru
per trasportarlo!!
Inutile
fare confronti e scervellarsi per capire quale sia la soluzione
migliore...
Indiscutibilmente
un ampli in versione (head )+(2 cabinet 4x12), trasmette delle caratteristiche
sonore uniche: 8 altoparlanti da 12 pollici che urlano contemporaneamente...da
paura... altro che Combo!!
Unico neo: per muovere una colonna del genere bisogna essere almeno
in 2 e ci vuole un TIR per il trasporto!!
A
voi la scelta più consona alle vostre necessità di
utilizzo.
VALVOLE
O TRANSISTORS?
DIAMETRO DEGLI ALTOPARLANTI
In
commercio si trovano amplificatori (sia in versione Combo che Head)
con differenti diametri degli altoparlanti (8 pollici, 10 pollici
o 12 pollici). La scelta di uno di questi è, anche in questo
caso, soggettiva. Spesso dalla sigla del nostro amplificatore, riusciamo
a capire quale tipo di altoparlanti monta:
- 110 : combo con 1 altoparlante da 10 pollici
- 210 : combo con 2 altoparlanti da 10 pollici
- 112 : combo con 1 altoparlante da 12 pollici
....e via dicendo...
Il
principio di funzionamento degli altoparlanti ci aiuta molto nella
scelta del giusto amplificatore. Gli altoparlanti, per suonare,
muovono una massa d'aria che dipende dal diametro della membrana.
Più sono piccoli meno aria muovono. Musicalmente questo si
traduce in: più sono piccoli più enfatizzano le sfumature
acute del segnale amplificato della nostra chitarra (e, ovviamente
per un limite fisico, non riescono a riprodurre le vibrazioni "basse").
La scelta di altoparlanti da 12 pollici risulta per me obbligata.
Le sonorità degli altoparlanti da 12" sono più
ricche, il suono è più "pieno", caldo, e
più.... "presente".
Anche
la marca dell'altoparlante dovrebbe essere presa in considerazione
al momento dell'acquisto dell'ampli. Le più rinomate sono
Jensen, Celestion, JBL, Blue Marvel.
Molti utenti usano, dopo aver acquistato l'ampli, sostituire gli
altoparlanti di serie con altri più prestigiosi, stravolgendo,
in molti casi , le sonorità originali.
La sostituzione è molto semplice (4 viti) ma il risultato
non è mai assolutamente garantito.
EFFETTI
SI, EFFETTI NO ?
Essere
o non essere questo è il problema!?
Beh, ragazzi, anche in questo caso dipende da voi...
Una
cosa è sicura: un ampli deve avere almeno 2 cose:
1 - un bel riverbero, indispensabile per suonare solo con la chitarra.
2 - il canale distorto: se si tratta di ampli valvolare utilizzare
la saturazione valvolare può essere in alcuni casi molto
utile (oltre che libidinoso!!)
Come
abbiamo detto nella sezione "Effetti" e nella sezione
"Effetti: consigli" gli amplificatori di ultima generazione
ci mettono a disposizione una vastissima gamma di effetti digitali,
dai più comuni ai meno utilizzati.
Tali effetti sono perfettamente controllabili (in tutti i loro paramentri),
memorizzabili in celle di memoria (come sulle pedaliere multieffetti),
e, in alcuni casi, richiamabili tramite controller midi.
Personalmente
mi piace seguire il consiglio di papà: quello che non c'è
non si rompe (e non ti rompe!)!!!
Preferisco, insomma, utilizzare le tradizionali unità effetti
esterne: sono più facili da usare e, di solito, qualitativamente
migliori.
Devo
ammettere, però, che è molto affascinante pensare
che basta attaccare il jack della chitarra e suonare con tutti gli
"optional" del caso, senza parrucconi di fili e alimentatori
come contorno.
IL
MIO CONSIGLIO:
Se intendiamo acquistare un amplificatore da studio o "da letto",
le unità con multieffetti integrato sono da paura!!
Se vogliamo un amplificatore professionale, beh!, meglio gli effetti
esterni e un bell'amplificatore valvolare tradizionale.
Quella
che ha parlato adesso è la razionalità perché
intanto lo so...la tentazione di avere altri effetti a disposizione
è troppa.
Anche io, probabilmente, finirò per comprarmi un bel Marshall
AVT275 (stereo e con tutti quegli effetti a disposizione...mmhh)
per poi non utilizzarli se non in occasioni molto serie.
STEREO
?
Il
concetto della stereofonia, applicata alla chitarra, è molto
complesso.
La chitarra elettrica è, per progettazione e per definizione,
uno strumento monofonico. Seguendo questa teoria potremmo dire che
gli amplificatori Stereo per chitarra non hanno motivo di esistere.
Peccato che invece esistono....non solo esistono, ma sono molto
utili. Vediamo perché.
Le unità effetti migliori e più complesse sono dotate
di un singolo ingresso Mono per chitarra e di 2 uscite (Left and
Right), come in ogni apparato Stereofonico. Il motivo di questa
particolarità è che alcuni effetti, come il Chorus
e il Delay, possono essere usate in modalità Stereo (Stereo
Chorus, Stereo Delay).
La
verità è implacabile....se siamo in possesso di un
normale amplificatore Mono, non saremmo in grado di sfruttare la
Stereofonia delle nostre unità multieffetto!!
Qui
entrano in gioco gli amplificatori Stereo per chitarra. Gli amplificatori
stereo sono dotati di due stadi di amplificazione separati (30+30...50+50,
etc) che inviano i segnali a due differenti altoparlanti. Solitamente,
sull'amplificatore stereo, troviamo una sola entrata mono per la
nostra chitarra sul pannello frontale e un loop effetti per ogni
canale sul pannello posteriore del nostro amplificatore.
Facciamo
un esempio pratico: ipotizziamo di utilizzare uno Stereo Delay impostato
con tempi di ritardo di mezzo secondo sul canale sinistro e di 1
secondo sul canale destro. Con un Ampli Stereo saremo in grado di
ascoltare il suono della nostra chitarra ritardato di un secondo
sull'altoparlante di destra e di 1/2 secondo sull'altoparlante di
sinistra...elementare ma…fighissimo.
In
conclusione l'amplificazione stereofonica è facoltativa ma....ben
gradita, soprattutto se facciamo uso di effetti stereofonici (Steve
Vai docet). Ovviamente, in condizioni live, l'amplificatore stereo
andrà amplificato con un microfono davanti a ogni altoparlante.
LOOP
EFFETTI (Effect Send/Effect Return)
Se
intendiamo acquistare un serio amplificatore (sopratutto se è
privo di effetti), dobbiamo fare un'unica attenzione: la presenza
del loop-effetti e del suo controllo sul pannello posteriore. Non
è una caratteristica indispensabile ma ....
Senza tale collegamento la catena dei nostri effetti (esterni) andrebbe
collegata in maniera serie, all'entrata allo stadio di preamplificazione
dell'ampli (sul jack Guitar Input). Utilizzando i collegamenti di
effect send-return, oltre a poter ottenere nuovi loop, riusciremo
ad ottimizzare alcuni livelli di segnale con una connessione appositamente
progettata per gli effetti, ottenendo una qualità finale
ancora migliore.
La circuiteria di questi collegamenti, essendo studiata appositamente
per i livelli di segnale degli effetti, attenua i disturbi magnetici/elettrici
dell'ambiente e ci permette di ottenere un suono più pulito.
Avendo anche un ingresso di uno Switch di controllo saremo in grado
di abilitare/disabilitare il loop effetti divertendoci a fare collegamenti
di genere differente, utilizzando, magari, più unità
effetti differenti. Potremmo, per esempio, collegare via-loop un
unità harmonizer o un'unità rack di delay (o rack
di qualsiasi tipo) attivabile con uno switch a pedale dalla nostra
postazione. Molto utile!
I CANALI
Un
buon amplificatore, come detto, deve avere, oltre al canale pulito,
almeno un canale distorto. In buona sostanza deve avere, internamente,
un distorsore che, attivato, ci permette di passare dal suono pulito
a quello saturato.
La
presenza di questo canale "LEAD" (distorto), comporta
alcune esigenze di regolazione molto importanti:
1 - attivando la distorsione dobbiamo essere in grado di regolare
i toni del nostro suono LEAD per ottenere la "giusta"
distorsione in base alle nostre esigenze. Se il nostro ampli non
possiede uno stadio di preamplificazione "dedicato" al
canale distorsto, saremo costretti ad utilizzare gli stessi toni
del canale CLEAN (pulito) con il limite che, ogni volta che "cambiamo
canale", dovremmo riequalizzare il suono. Ovviamente questa
situazione è ingestibile perciò il nostro amplificatore
DEVE avere 2 controlli separati di ACUTI-MEDI-BASSI, un set di equalizzazione
per ogni canale.
2 - Un jack di entrata (solitamente sul pannello posteriore) per
collegare uno switch che ci permetterà di commutare i due
canali dell'amplificatore.
In
Figura vedete un classico ampli bicanale, in questo caso un PEAVEY
TRANSTUBE STUDIO PRO II. In ordine, partendo da sinistra troviamo
i due ingressi per la chitarra (Hi e LOw Gain), il Master Volume,
lo stadio di preamplificazione del canale CLEAN (con i tre toni),
lo Switch di canale, il livello di distorsione (pre-Gain), il selettore
per il tipo di distorsione (Vintage/Overdrive e Modern/Dist), lo
stadio di preamplificazione del canale LEAD (regolazione toni Low,
Mid e High), il volume del canale LEAD (Post-Gain) e il controllo
del Riverbero.
Il
mio consiglio è quello scegliere un Ampli con almeno 2 canali
(Clean e Lead) che abbia i controlli dei toni separati per i due
canali. Un MUST se vogliamo usare la distorsione dell'Ampli.
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